venerdì 22 aprile 2011

Chi è Dora? e soprattutto, chi sono le "altre"?

Nel 1978 Rossana Rossanda parla su Radio3 di donne e politica e di politica delle donne. Lo fa da "non femminista", parla in più riprese della "questione femminile" di cui non si era mai occupata prima direttamente. Quelle conversazioni diventano un libro, significativamente intitolato Le altre, che molte di noi hanno letto essendo nate e cresciute dopo la stagione "eroica" del femminismo storico e volendo però saperne qualcosa, pur mantendo una certa distanza da quelle donne e da quella stagione di lotte ormai lontane .
Passati più di trent'anni, la prospettiva sembra essersi rovesciata: "le altre" non sono le femministe ma le donne che mai accetterebbero di essere definite tali, mentre Dora fa parte di quell'arcipelago di soggetti collettivi che compongono il postfemminismo e che animano il dibattito attuale sul ruolo, la condizione, i diritti, la cultura delle donne nella nostra società.
In questo nuovo contesto, Dora prova a dire la sua. E prova dirla anche alle "altre", a quelle donne che pensano che "maschilismo" e "potere patriarcale" siano espressioni prive di fondamento, a quelle donne che non si dicono "femministe" per paura di un pensiero critico che nemmeno conoscono, a chi è convinta in cuor suo che le "femministe" odino gli uomini, forse perché respinte, infelici e rancorose. Oppure perché "femminismo" è un termine che rimanda a élite intellettuali di donne che poco o nulla hanno che vedere con la realtà e i problemi di chi ignora i dibattiti sul genere ma che con il proprio "genere" deve fare i conti tutti i giorni, al lavoro, in famiglia, nelle relazioni.
Dora prova a dire la sua anche attraverso questo blog. Perché abbiamo bisogno di donne critiche, di donne pensanti, di donne che si interrogano su loro stesse e sul rapporto con le altre e con gli altri, soprattutto. Perché l'etichetta da temere non è quella del femminismo, ma quella derivata dall'accettazione supina di modelli che ci ingabbiano in ruoli che non vogliamo e che non scegliamo, ma che il pensiero maschile dominante pensa e vuole per noi.


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